Studio per Mondo Nuovo (d'apres Giandomenico Tiepolo) II è una riflessione molto personale sul capolavoro di Giandomenico Tiepolo. Un grande affresco in qui l'artista veneto sul finire del Settecento raffigura una sequenza serrata  di schiene senza identità, una massa irrequieta e speranzosa che attende e si accalca per assistere al prodigio del "Mondo Nuovo", una lanterna magica molto popolare ai tempi in qui era possibile vedere immagini esotiche ed accattivanti. Nella rielaborazione di Ovidiu Leuce quello che i personaggi cercano nella lanterna magica è la promessa di un avvenire che spazi via la paura del presente. Spesso Ovidiu Leuce, attraverso la pittura e il collage, riflette su tematiche come l'identità e il nomadismo, la memoria e l'interazione e si interroga sulla posizione che l'artista occupa in questo complicato panorama. Negli Studi liberamente ispirati al'opera di Tiepolo, come osserva Isabella Vitale, l'artista "si concentra sul concetto di ancoraggio di una cultura. Popoli dislocati che venendo a contatto con una cultura a loro estranea, ricreano un nuovo mondo attraverso un differente modo di vivere: la nuova vita genera un movimento circolare che si perpetua, come una danza atavica di cui si sono perse le tracce ma non il ricordo e che dunque è da reinventare".

Forse, suggerisse l'artista, bisognerebbe avere uno sguardo diverso, malinconico, ironico o surreale per inventare un Mondo Nuovo.

 

Silvia Rossi e Geraldina Cipolla 2015

Studi per Mondo Nuovo è la serie realizzata da Ovidiu leuce ispirata al capolavoro di Giambatista Tiepolo Mondo Nuovo. Le sue figure a stento toccano terra e altrettanto difficilmente sono ancorate a un oggetto mondano: apparizioni quasi spettrali, mutuano dal maestro veneto un senso di leggerezza che fa sì che vaghino senza bagaglio alcuno se non quello del proprio portato culturale. Come nomadi contemporanei, perennemente forestieri in terre altre, peregrinano in cerca di una posizione, di un orizzonte di senso da reinventare. I suoi personaggi sono congelati in pose stereotipate e in attesa di una possibilità di comunicazione e integrazione con il prossimo, nell'incertezza di un approdo sicuro. Diversamente dall'affresco di Tiepolo non rappresentano una massa, ma sparute individualità con a carico la responsabilità di un futuro più calzante. 

 

 Martina Lolli, 2015

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